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Food Delivery: perché non dovresti consegnare il cibo con le piattaforme online

JustEat, Deliveroo, Glovo, Foodora e chi più ne ha più ne metta. Ma cosa cambia fra queste piattaforme di food delivery? Quasi nulla. L’unica (in)certezza è la consegna sempre più precaria, un pò come il “posto di lavoro” dei riders.

Le anomalie di Glovo

L’app Glovo con cui ordinare a domicilio cibo, farmaci, sigarette ed altri prodotti

Tra scioperi e nuovi sospetti circa bilanci mai depositati, cresce il malcontento degli imprenditori che consegnano con le più discusse piattaforme di food delivery. Infatti, tutte sembrano avere degli scheletri nell’armadio. Dall’italiana Foodracers, per la quale i fattorini si dicono costretti ad anticipare il costo della merce prima ancora che venga consegnata, alla spagnola Glovo, la quale si vocifera non abbia mai depositato un bilancio dal 2015 ad oggi.

Solo pochi giorni fa, wired.it pubblica l’articolo Cosa devi sapere prima di utilizzare Glovo, in cui si accenna che l’azienda partner di McDonald’s Italia non abbia mai pubblicato alcun bilancio in Italia. Poche ore dopo la pubblicazione dell’articolo, la spagnola si difende replicando che i bilanci sarebbero stati pubblicati in Inghilterra. Infatti, benché i clienti usufruiscano dell’app Glovo, la cui ragione sociale è appunto quella della sede di Barcellona -Glovoapp23 s.l.,  l’azienda avrebbe da sempre operato in Italia per mezzo di Foodinho ltd, azienda fondata originariamente da uno startupper milanese e poi acquisita da Glovo per una cifra mai resa nota. Pertanto, fondata a Londra, i bilanci di Foodinho ltd sarebbero stati depositati da sempre in Inghilterra.

Solo successivamente, il 1 gennaio 2017, nasce Foodinho srl con sede in Italia. Pochi mesi dopo, agli inizi di maggio, McDonald’s annuncia il nuovo servizio McDelivery e la collaborazione con Glovo. La spagnola riesce così ad assicurarsi il nocciolo duro dell’attività di consegna grazie alla partnership col colosso del fast food.

Consegne sempre più a rischio

Sabato 8 ottobre 2016 è il giorno della prima mobilitazione dei riders contro una multinazionale del food delivery -Foodora. I riders scioperano chiedendo migliori condizioni di lavoro.

Sembra ieri il primo sciopero dei riders contro una multinazionale del food delivery –Foodora. Eppure, sono passati quasi 18 mesi da quel sabato 8 ottobre 2016. 18 mesi di disservizi verso i ristoratori delle principali realtà italiane, prima fra tutte Torino.

Dopo i riders di Foodora, è la volta dei fattorini di Deliveroo, Glovo e JustEat. Dopo Torino, è la volta di Milano.  Ma l’evento più eclatante è quello che vede protagonista degli scioperi Bologna, dove il 13 novembre 2017 a causa della forte ondata di neve, (come anche lo scorso febbraio 2018) i fattorini cessano l’attività di consegna e danno vita a veri e propri blitz nei locali convenzionati -incluso McDonald’s.

Le condizioni dei riders

La consegna diventa sempre più incerta, le dinamiche sempre più fragili. Ma i ristoratori non sembrano avvertire il pericolo. Eppure, sono molti i riders che protestano contro le condizioni di lavoro dettate dai big del food delivery. Glovo, per esempio, oltre ad imporre una cauzione di € 65 ai propri riders (inclusiva di batteria portatile per lo smartphone, portacellulare, completo impermeabile, zaino termico e, ancor più interessante, carta di debito aziendale), detrae dal primo pagamento del fattorino i costi di equipaggiamento, come appare in fattura.

Ma a cosa serve la carta di debito Glovo? Nel caso in cui il cliente non possa pagare online, il fattorino anticiperà l’importo dovuto. Oltremodo, nel caso in cui la carta venga smarrita, e così anche il portacellulare o la batteria di scorta per lo smartphone, il fattorino dovrà riacquistare il materiale smarrito in prima persona.

Caratteristica che sembra accomunare tutte le piattaforme è la modalità di assegnazione dei turni di lavoro. Più consegne si fanno, più si è agevolati ed è possibile scegliere i turni migliori. Al contrario, basta una sola assenza per rischiare di essere tagliati fuori. Inoltre, Glovo ha da poco dimezzato la paga dei riders, i quali sono passati dagli € 8 lordi ai € 4,40 netti all’ora, generando non pochi malcontenti. Queste quindi le condizioni di lavoro dei riders. Immaginate quindi l’umore con cui questi ragazzi vanno in giro a consegnare.

Il food delivery? Ancora troppo sottovalutato

Eppure il food delivery, ovvero la consegna di cibo pronto a domicilio, dovrebbe assolvere la sua funzione di servizio ad alto valore aggiunto. Dunque, parliamo di un canale innovativo e geniale attraverso il quale fidelizzare i clienti ed acquisirne di nuovi. Tuttavia, gli imprenditori fanno fatica a capire un concetto così semplice al punto da non riuscire ad intuirne il potenziale.

Tanti i ristoranti che continuano a vedere il servizio a domicilio come un motivo di stress, come una scocciatura quasi. Eppure, dovrebbe essere tutto il contrario. I ristoratori dovrebbe essere più che lieto di ricevere ordinazioni a domicilio poiché i benefici per l’azienda sono tanti. Infatti, grazie a questo canale è possibile organizzare il lavoro in cucina con netto anticipo, poiché le ordinazioni spesso arrivano anche la mattina per la sera. È possibile “ampliare” il proprio locale eliminando del tutto i costi di gestione, come quelli legati al personale interno. È possibile consegnare in nuove aree della città e farsi conoscere da nuovi potenziali clienti. E così via discorrendo.

In conclusione, un ottimo servizio di consegna a domicilio è direttamente proporzionale all’aumento delle vendite. Oggigiorno, i clienti giudicano un’attività commerciale non solo per la qualità dei prodotti ma anche per la qualità del servizio -dalla cortesia dello staff all’efficienza del servizio a domicilio. Insomma, tutto ciò che non si vede ma c’è, ovvero il famoso valore aggiunto che determina la differenza fra un competitor e l’altro.

Scalabilità Vs Servizio

Scalabilità o servizio: chi la spunterà fra i due? Affinché il servizio abbia la meglio, occorre una forte presa di coscienza da parte degli imprenditori alle prese col food delivery. All’alba di un momento storico tanto competitivo, le aziende hanno la grande opportunità di distinguersi, semplicemente, offrendo il meglio.

Perché essere presenti su una piattaforma online di food delivery come fanno tutti quando la tecnologia consente di poter realizzare un’applicazione interamente personalizzata? Perché affidare le sorti della consegna a dei riders scontenti di svolgere il proprio lavoro, col rischio di trovarsi senza consegnatario a causa di uno sciopero improvviso? Oltretutto, quanto conviene regalare una percentuale dello scontrino alle piattaforme online, per giunta offrendo loro gratuitamente i preziosissimi nominativi dei nostri clienti? Si tratta di clienti ai quali, un domani, verranno proposti piatti pronti a prezzi molto più competitivi dei nostri. Immaginate quindi l’impatto che avrà la scalabilità di una multinazionale di food delivery sul nostro business nel giro di appena un anno.

Amazon, il marketplace più famoso del mondo, ha già attuato questa tattica. Prima fa salire le attività commerciali sulla sua piattaforma. Poi studia i comportamenti degli utenti, registrando le loro abitudini d’acquisto (cosa comprano, quando e con quale frequenza, e spesa media). Infine, propone gli stessi prodotti – oggetto della ricerca a prezzi nettamente ribassati.

La scalabilità è per le multinazionali e le grosse catene come McDonald’s. Non per la piccola e media impresa made in Italy. Bensì, esistono altre opportunità. E gli imprenditori dovrebbero cominciare a riflettere meglio sulle proprie scelte con una nuova consapevolezza: non conviene consegnare con le piattaforme online. 

Scopri l’alternativa alle piattaforme online, visita la nostra pagina Ristoranti a Domicilio.

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